dal Diario di una libraia, di Monica Colombara

Mamma-portavoce di adolescente presente ma non loquente: “Avete… bignami… bignamini… C’erano ai miei tempi… Riduzioni, riassunti insomma…”
Io: “NO”
Dietro il mio NO, lapidario e schiettamente ligure, c’è un discorso ampio e articolato che penso e non dico (se non attraverso occhiatacce fiammeggianti) e che vado a riportare qui: I bignami, bignamini, le riduzioni e i riassunti liofilizzati consimili sono cose che non dovrebbero esistere. Come le tagliole per volpi, come portare i sandali con i calzini, come la maglia della salute, come  Amazon… Perché non si capisce cosa impedisca a un ragazzo giovane e forte, nel pieno delle energie fisiche e mentali, si presume non denutrito e iscritto magari a cinque categorie di sport diverse, di prendere un libro in mano e leggerlo integralmente. Dirò di più: in età scolare è più dignitoso ignorare qualcosa che sopperire con questi mezzucci.
Ogni volta che un genitore va alla ricerca di scorciatoie simili senza neppure vergognarsene, facendo le veci di un figlio che ha peraltro fabbricato lui, muore un libraio (e se ne va anche una buona quota di sana pedagogia).
Leggere (e conoscere attraverso la lettura) NON è una fatica e non va trasmessa ai giovani virgulti questa percezione errata dei libri. Farlo è pura malvagità. L’amore e la pratica della lettura (se li si possiede, è chiaro) vanno insegnati ai figli esattamente come camminare, non fare la pipì a letto, mangiare la verdura, stare seduti composti, allacciarsi le scarpe, rifarsi il letto. E di tutte queste attività, la lettura è la più importante. Perché serve a dilatare i confini dell’anima e dell’immaginario, a creare le basi spirituali di un vivente che potrebbe così diventare indipendente nel giudizio e acquisire anche per questa via quei contenuti che nella vita gli serviranno a vivere, più che a campare. La lettura èricchezza e se non si trasmette questa ricchezza si è taccagni; è bellezza e se non si trasmette questa bellezza si è meschini; è curiosità e se non si trasmette questa curiosità si è aridi; è una tutela e se non si trasmette questa tutela si è sprovveduti.
E cavillare sulla lunghezza di un libro adottato a scuola, tanto da volersene procacciare una versione senza un filo di grasso, leggera e digeribile, da somministrare ad un figlio perché così poi… (così poi, cosa? Sarà libero di buttare via tempo in mille inutili scemenze?) è il modo migliore per formare un ominicchio che da grande magari non si farà troppi scrupoli ad occultare il cadavere dei genitori sotto le begonie in giardino per acquisirne l’eredità. Pietro Maso era uno che non leggeva, poco ma sicuro. Se avesse letto (magari i Karamazov), lo avrebbe se non altro fatto con coscienza…
I bignami sono pornografia editoriale. E come la pornografia, meglio non darli in mano ai minori. 
Leggere tanto e bene, informarsi, apprendere con e attraverso i libri NON è una fatica. Vivere è fatica. Leggere allevia quella fatica, gratifica, perché è ricerca di un senso dove il senso scarseggia o si nasconde. Giocare al ribasso su questo tema è squalificante per tutti, educatori ed educandi.

Per favore, genitori, non soffocate nei vostri figli la loro naturale ansia di imparare rispecchiandosi sulle pagine di un libro. Fateli nuotare abbracciati a questi salvagente variopinti e vedrete che andranno facilmente in mare aperto.